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DATA
03 Ottobre 2020

CATEGORIA
Usi e costumi

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Il Dia de los Muertos non è Halloween

Il giorno dei morti, il “Día de los muertos”, in Messico è una delle feste più importanti, tanto che anche chi non è mai stato in Messico la conosce, ne ha sentito parlare o ha visto qualche foto, o di certa la vedrà prima o poi. Ma attenzione a non banalizzare, non è per niente l'”Halloween del Messico”.

Il Día de los Muertos, è tanto importante per la cultura messicana che dal 2008 è Patrimonio culturale dell’umanità. La celebrazione è così antica che risale al periodo precolombiano, quando arrivarono gli spagnoli nel XVI secolo, i riti pre-ispanici si fusero con quelli dei colonizzatori e fu così che il giorno della commemorazione dei defunti venne fatto coincidere con la festa mesoamericana, dando vita al Dia de los Muertos.

I festeggiamenti durano più o meno dal 28 ottobre al 2 novembre e a farla da padrona sono teschi zuccherati dai colori sgargianti, fiori chiamati Chempasuchil, pagnotte decorate a tema, altari ricchi di elementi simbolici, sfilate di scheletri divertenti.

Nulla a che vedere con le tonalità macabre di Halloween, festa che scaccia via i morti tramite travestimenti paurosi, e nemmeno con le atmosfere più cupe e intimistiche della nostra commemorazione, in Messico i giorni dei morti sono vivaci e variopinti perché la morte viene vissuta come qualcosa di inevitabile e i defunti anziché far paura, mettono allegria.

Per ricordare e omaggiare i defunti, che solo in questo periodo dell’anno possono raggiungere i parenti vivi, i messicani cospargono le lapidi di decorazioni e fiori, realizzano coloratissimi altari, “altar de muertos“, che vengono preparati seguendo delle regole precise.

I festeggiamenti durano più o meno dal 28 ottobre al 2 novembre e a farla da padrona sono teschi zuccherati dai colori sgargianti, fiori chiamati Chempasuchil, pagnotte decorate a tema, altari ricchi di elementi simbolici, sfilate di scheletri divertenti.

Durante i festeggiamenti bambini, giovani e adulti indossano travestimenti da scheletri colorati, ballano e sfilano celebrando la vita, di cui la morte è un passaggio gioioso che non va temuto ma accettato. C’è persino chi si accampa in cimitero per trascorrere la notte accanto ai propri morti, chi prepara surreali picnic, chi accompagna i festeggiamenti con la musica. Ecco perché, a differenza di Halloween che con i suoi travestimenti paurosi trasmette una sensazione di timore verso la morte, qui l’atmosfera è molto più goliardica e colorata: il trapasso è qualcosa di naturale da accogliere con gioia.

Una festa così speciale da essere diventata Patrimonio dell’Umanità, considerata dall’Unesco una delle più antiche espressioni culturali che celebrando gli antenati, afferma l’identità di un popolo e le sue origini indigene, mostrando la morte da un punto di vista decisamente insolito e curioso, a cui senz’altro non siamo abituati.

 

 

 

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